Wednesday, April 22, 2009

I lavoratori di All Music

Volevo esprimere per quello che puo' valere la mia solidarieta' nei confronti dei lavoratori di all Music licenziati in tronco dal gruppo espresso. E pensare che molti di loro hanno o meglio dire avevano un contratto a tempo indeterminato . Il gruppo Espresso attraverso i suoi giornali pontifica i valori , i diritti , le regole , le tutele delle persone e dei lavoratori , poi il maggior azionista , chiamato non a caso ai tempi dell'Olivetti ing. De Maledetti , sbatte tutti in mezzo alla strada. Dov'e' la coerenza? boh

Guardate il video da you reporter.it




Tuesday, April 24, 2007

Nicolas Sarkozy


Nicolas Sarkozy (nome completo Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa, Parigi, 28 gennaio 1955) è un politico francese.

Figlio di un aristocratico di origini ungheresi, dopo la laurea in legge esercita la professione di avvocato. Entra in politica nel 1974, partecipando alla campagna elettorale del candidato gollista alla presidenza della Repubblica Jacques Chaban-Delmas. Nel 1976 aderisce al Raggruppamento per la Repubblica (RPR), il partito gollista rifondato da Jacques Chirac e confluito, a sua volta, a partire dal 2002, nell'Unione per un movimento popolare.

Candidato dell'UMP alla carica di presidente della Repubblica nelle elezioni del 22 aprile 2007, ha raccolto al primo turno 11.323.599 voti (31,11%).[1] Parteciperà quindi al ballottaggio del 6 maggio con la candidata del Partito socialista Ségolène Royal.

Thursday, December 07, 2006

Tanti Nemici ,Tanto onore?


«Il comportamento del governo e della magistratura italiani è molto naive e sciocco, oltre al fatto che sta mettendo in pericolo la cooperazione con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo». Non potrebbe essere più severo il giudizio di Vincent Cannistraro, ex capo dell’antiterrorismo della Cia, sulla richiesta di rinvio a giudizio di 25 agenti della Cia per il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar avvenuto a Milano nel febbraio 2003.Perché parla di comportamento «naive» e «sciocco»?«Perché è chiaro a tutti che gli agenti americani di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio erano in Italia convinti di non violare la legge, di operare in pieno accordo con il governo locale nell’ambito di un’operazione di intelligence condotta fra alleati come spesso avviene. Per accorgersene basta leggere la stessa richiesta di rinvio a giudizio emessa dal procuratore di Milano perché riguarda anche l’allora capo del Sismi, Nicolò Pollari, e questo conferma che una parte del governo italiano era a conoscenza dell’operazione e vi partecipò. Se le conclusioni del procuratore sono corrette il Sismi ed il ministero dell’Interno erano al corrente dell’operazione. Se un’altra parte del governo italiano non ne era a conoscenza gli agenti americani non ne hanno alcuna colpa. E’ ben chiaro che non partirono dagli Stati Uniti con l’intento di violare le leggi nazionali italiane nè tantomeno di operare nell’illegalità sul territorio di un Paese alleato».Sta dicendo che il sostituto procuratore di Milano Armando Spataro si è contraddetto nella richiesta di rinvio a giudizio?«La contraddizione mi pare evidente. Se la tesi è che gli agenti della Cia hanno operato senza che l’Italia lo sapesse ed in violazione delle leggi italiane come è possibile che il rinvio a giudizio riguardi anche Nicolò Pollari, più alto responsabile del Sismi all’epoca dei fatti? E’ l’atto stesso di rinvio a giudizio che conferma come si sia trattato di un corto circuito all’interno del governo italiano, del quale gli agenti americani coinvolti ne stanno facendo le spese grazie ad un comportamento della magistratura che appare, ripeto, molto sciocco».Come reagirà il governo Usa, è possibile una consegna degli agenti ricercati in Italia?«Non avverrà praticamente nulla perché il Dipartimento di Giustizia non accoglierà le richieste della magistratura italiana. Riguardo ai diretti interessati alcuni degli agenti coinvolti sono oramai andati in pensione mentre gli altri continueranno a fare il loro lavoro per il governo sebbene con la limitazione di non poter più andare in Europa a causa dei provvedimenti che sono stati adottati dalla giustizia italiana».Ritiene che potranno esservi ripercussioni nei rapporti fra i due Paesi alleati?«Le richieste di rinvio a giudizio mettono a mio avviso seriamente a rischio l’importante collaborazione fra Italia e Stati Uniti nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale. Si tratta di un’alleanza consolidata nel tempo, che dopo l’11 settembre 2001 ha colto risultati significativi ma che adesso viene messa in dubbio da quanto sta avvenendo».Perché?«Qualsiasi agente della Cia d’ora in poi avrà difficoltà a fidarsi delle assicurazioni ricevute dalla controparte italiana, resterà sempre il dubbio che esistono più Italie, più anime del governo e della magistratura, peraltro potenzialmente in disaccordo. Sarebbe un grave errore sottovalutare l’impatto di lungo termine che la vicenda è destinata ad avere sul fronte delle attività per la tutela della sicurezza».Ma suo avviso il rapimento di Abu Omar come andò?«E’ possibile che si sia trattato di una tradizionale operazione congiunta, con la parte italiana che si impegnò a facilitare l’intervento degli agenti americani in maniera analoga a quanto avvenuto in altre nazioni alleate. Cosa che in realtà è avvenuta all’epoca dei fatti mentre a posteriori si è verificato un corto circuito fra le autorità italiane, le cui conseguenze hanno investito gli agenti della Cia».

Tuesday, December 05, 2006

Non se ne puo' piu'


(da repubblica.it)
"Il tempo scade a marzo. Dovrà decidere se stare con noi alle amministrative. Altrimenti gli toglieremo anche l'aria che respira". Silvio Berlusconi in pubblico tenta di snobbare lo scontro con Pier Ferdinando Casini, in privato reclama certezze. Avverte che il tempo della verità sarà la prossima primavera. Il Cavaliere e il leader centrista ormai non si parlano più. Non si vedono da tempo. Eppure è come se tutti i giorni si trovassero faccia a faccia, a misurarsi in un virtuale braccio di ferro. Non è un caso che dopo l'ultimo strappo, il capo dell'Udc sembra quasi voler prevenire le minacce già assaporate nella scorsa legislatura, quando il Cavaliere - persino nei formali vertici di maggioranza - avvertiva che le sue tv lo avrebbero spazzato via. "Anche loro devono stare attenti - è la riflessione fatta da Casini con i suoi fedelissimi - perché senza di me non vincono da nessuna parte". Nella Casa delle libertà, insomma, è iniziata la partita finale. Durerà a lungo, ma definirà i contorni del centrodestra che verrà. L'ex premier fissa l'appuntamento per fine marzo. "Voglio vedere - sono le sue riflessioni sull'ex "amico Pier" - come spiegherà ai suoi che stanno nelle nostre giunte, fanno gli assessori, i sindaci o i presidenti di regione, che devono uscire dalla coalizione e lasciare tutto". Anzi, il Cavaliere è convinto che "se solo ci prova, quelli se lo mangiano. Senza le poltrone, quel partito non esiste. Gli levano persino l'aria che respira. E io li aiuterò". Un rischio che l'ex presidente della Camera ha ben presente. Sa che in Sicilia - si vota, ad esempio, a Palermo - il governatore Salvatore Cuffaro non avallerà mai quella linea. È consapevole del fatto che con la Cdl può strappare a Verona un suo candidato sindaco come l'ex direttore generale della Rai, Alfredo Meocci. Ha capito, in sostanza, che la reazione della base potrebbe non essere controllabile. "Non nascondo - ha ammesso con lo staff - che la piazza di sabato ha pesato anche sui nostri. Ma ha pesato a nostro favore anche la vicenda delle bandiere e in tentativi di portare là qualcuno dei nostri dirigenti come Giovanardi".
Il piano di Casini, allora, non prevede la rottura definitiva a livello locale. "Dove sarà possibile - è il suo ragionamento - faremo liste centriste. Altrimenti confermeremo le attuali alleanze. Ma proveremo comunque a distinguerci". Dunque qualche tentativo in più sarà praticabile nelle elezioni comunali: il doppio turno potrebbe permettere all'Udc di correre da sola al primo e di appoggiare il Polo al secondo. Per questo Berlusconi ripete che è pronto ad attendere il "figliol prodigo" solo fino a marzo: "Fino ad allora può fare esclusivamente danni di immagine, dopo saranno anche danni politici. Perché se vinciamo le amministrative, allora sì che il quadro politico cambierà. Per l'Unione sarà come tornare al biennio 1998-2000. Dopo le sconfitte alle amministrative, fecero fuori prima Prodi e poi D'Alema. Può accadere la stessa cosa anche adesso". Non per niente, in questa fase il leader forzista preferisce evitare lo scontro diretto per non dare troppo spazio sui mass media allo "scisma casiniano". "Ogni volta che gli rispondo - è la sua convinzione - lo faccio contento. Invece io vorrei orientare la polemica verso questa sinistra che è lontana anni luce da Tony Blair". Guarda caso, proprio la stessa posizione assunta da Gianfranco Fini: "Sono polemiche inutili, non corro dietro Casini". Anche perché a Via della Scrofa sono certi che i distinguo dei centristi sono solo tattici: un modo per conquistare spazio ai danni di Berlusconi e appunto del presidente di An. Eppure il capo dell'Udc in queste ore - anche con i suoi fedelissimi - parla in altri termini. "Io mi devo muovere con molta cautela e all'interno del perimetro del centro alternativo alla sinistra. Soprattutto senza farmi "follinizzare". Adesso, però mi sento libero. Mi sento proprio un uomo libero. L'idea di andare sotto il palco di San Giovanni e farmi chiamare su da Berlusconi, mi atterrisce ancora adesso". In quest'ottica non risparmia stoccate cruenti proprio a Fini. "Pensa di giocarsi la partita della premiership facendo il figlio maggiore, quello che rimane accanto al padre. Ma non ha capito niente". Un'analisi che si sta facendo largo anche tre le file di Forza Italia. I "colonnelli" berlusconiani a dir poco arricciano il naso di fronte all'eventualità che sia l'ex ministro degli Esteri a raccogliere il testimone della leadership. Da Tremonti a Pisanu, da Scajola a Pera, tutti non hanno nascosto nei contatti riservati con l'ex premier che assegnare l'eredità al capo di Alleanza nazionale, equivarrebbe "a far esplodere la Cdl". Non per niente proprio il Cavaliere, nei colloqui avuti ieri, ha negato di voler "investire" l'alleato: "Anzi, non vorrei che con quella parabola evangelica, Gianfranco si sia un po' offeso sentendosi il fratello maggiore". Di certo, nella schiera degli ex democristiani presenti in Forza Italia si sta aprendo anche un altro interrogativo: "È possibile avviare la procedura del Partito unico, anche attraverso la prima tappa della Federazione, senza i centristi di Casini e solo con An?". Un dubbio che adesso sta coltivando pure Berlusconi. Nonostante il via libera di Bossi che sabato scorso ha annunciato all'"amico Silvio": "La Lega ci sta, se si tratta di una forma blanda di federazione". Ma ora è proprio il capo di Forza Italia a mordere il freno: "Aspettiamo marzo, prima è inutile".

Monday, December 04, 2006

Non sono proprio contenti


Intervista di maurizio molinari:
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L’uscita dell’ultimo soldato da Nassirya è un giorno triste ma in Afghanistan le truppe italiane hanno un ruolo importante che schiude le porte del Gruppo di Contatto, l’idea della Conferenza sul Medio Oriente invece non convince: a parlare della politica estera del governo Prodi è Kurt Volker, numero due degli Affari Europei al Dipartimento di Stato ma soprattutto l’uomo a cui Condoleezza Rice ha affidato la missione-Italia dopo la vittoria dell’Ulivo.
L’ultimo soldato italiano ha lasciato Nassirya, cosa significa per i rapporti fra Usa e Italia?
«È un giorno triste. L’Italia ha dato un eccezionale contributo in Iraq, testimoniato dal sacrificio dei vostri soldati e dal sostegno della popolazione. Li avete aiutati a risollevarsi ed a combattere il terrorismo. La decisione del ritiro, presa dal precedente governo ed attuata da questo, coincide però con quella di continuare ad aiutare l’Iraq in altri modi, inclusi gli istruttori della Nato a Baghdad».
Come giudica le decisioni prese al summit di Riga sul contributo alle operazioni afghane?
«Il risultato del summit Nato sull’Afghanistan è stato incoraggiante per il rinnovo dell’impegno per il successo della missione. Alcune nazioni hanno rinunciato ai "caveat" sull’impiego delle truppe, altre come l’Italia no, ma tutte hanno garantito ai comandi la flessibilità per usare i soldati necessari. È importante la solidarierà fra alleati, alcuni dei quali subiscono perdite nel Sud. Vi sono stati progressi, ne serviranno altri».
Il summit ha visto la nascita del Gruppo di contatto sull’Afghanistan. L’Italia ne farà parte?
«L’Italia è uno dei più importanti alleati in Afghanistan per numero di truppe e impegno nella ricostruzione. Avrebbe molto senso includere l’Italia. Ma non spetta certo a noi fare inviti».
Condivide l’idea italiana di una conferenza sull’Afghanistan?
«Non ci siamo espressi. Ciò che conta è aumentare l’aiuto all’Afghanistan d’accordo con il governo legittimo, impegnato nella costruzione di una democrazia. Sarebbe un errore trasformare l’aumento del sostegno internazionale in un indebolimento del governo».
La Nato è uscita da Riga proiettata verso un maggiore ruolo fuori-area. Si indebolirà il legame fra Usa ed Europa? «Dall’Afghanistan al Darfur la Nato è già impegnata in missioni fuori-area e ciò rafforza il legame atlantico perché fuori-area vi sono i rischi maggiori».
Quale sarà il ruolo per l’Italia? «Di primo piano, come suggerisce il fatto che siete un Paese-chiave per l’impegno militare ed anche economico».
Dovremo spendere di più per la difesa?
«La Nato ha stabilito la necessità di destinare alla difesa almeno il 2 per cento del pil perchè è il livello minimo per sostenere le operazioni. L’Italia è fra i molti alleati sotto tale soglia».
Le manifestazioni Hezbollah contro il governo libanese pongono rischi alle truppe Onu?
«Le truppe Onu sono state dispiegate per consentire al governo di ripristinare la sovranità, oggi Hezbollah tenta di impedirlo riarmandosi e provando a rovesciare il premier. Da qui la rinnovata importanza delle truppe a cui contribuite».
L’Italia propone, con Spagna e Francia, una conferenza sul Medio Oriente. È d’accordo?
«La pressione internazionale frutto delle decisioni del Quartetto - Onu, Usa, Russia e Ue - sta obbligando Hamas ad affrontare le responsabilità del governo, anche se continua a predicare violenza e distruzione di Israele. Una nuova conferenza invece potrebbe andare in direzione opposta, riducendo la pressione su Hamas».
Nelle ultime settimane vi sono state tensioni con Roma: dall’astensione all’Onu sul Venezuela ai commenti ai risultati delle elezioni di Midterm. Quale è lo stato delle relazioni bilaterali?
«Ci intendiamo sulle cose da fare, apparteniamo alla stessa comunità di valori, dobbiamo lavorare assieme e lo stiamo facendo dal Libano ai Balcani. È una relazione pragmatica»".

Thursday, November 30, 2006

A new hope for America?


Barack Obama has dedicated his life to public service as a community organizer, civil rights attorney, and leader in the Illinois state Senate. Obama now continues his fight for working families following his recent election to the United States Senate.
Sworn into office January 4, 2005, Senator Obama is focused on promoting economic growth and bringing good paying jobs to Illinois. Obama serves on the important Environment and Public Works Committee, which oversees legislation and funding for the environment and public works projects throughout the country, including the national transportation bill. He also serves on the Veterans ’ Affairs Committee where he is focused on investigating the disability pay discrepancies that have left thousands of Illinois veterans without the benefits they earned. Senator Obama also serves on the Foreign Relations Committee.
During his seven years in the Illinois state Senate, Obama worked with both Democrats and Republicans to help working families get ahead by creating programs like the state Earned Income Tax Credit, which in three years provided over $100 million in tax cuts to families across the state. Obama also pushed through an expansion of early childhood education, and after a number of inmates on death row were found innocent, Senator Obama enlisted the support of law enforcement officials to draft legislation requiring the videotaping of interrogations and confessions in all capital cases.
Obama is especially proud of being a husband and father of two daughters, Malia, 8 and Sasha, 4. Obama and his wife, Michelle, married in 1992 and live on Chicago ’s South Side where they attend Trinity United Church of Christ.
Barack Obama was born on August 4th, 1961, in Hawaii to Barack Obama, Sr. and Ann Dunham. Obama graduated from Columbia University in 1983, and moved to Chicago in 1985 to work for a church-based group seeking to improve living conditions in poor neighborhoods plagued with crime and high unemployment. In 1991, Obama graduated from Harvard Law School where he was the first African American president of the Harvard Law Review.

Wednesday, November 29, 2006

Che Figura


Andrea Marcenaro per “Il Foglio”Era con tutta evidenza una minchiata, un filmino che parlava di brogli tecnologici alle elezioni. Con tanto di esperto della Florida. Quello nostro è un magnifico paese dove ancora si digeriscono trasmissioni televisive sugli americani che si sono buttati giù da soli il World Trade Center. Si poteva digerire anche questa, bastava dire a Deaglio: ma va là, e piantarla lì. Quando mai. Sono scesi in campo i rappresentanti dell’Opinione Pubblica. Il Corriere della Sera ci ha fatto due paginate al giorno, Repubblica dalle tre alle quattro, l’Unità lo stesso, la Stampa, le televisioni, l’Annunziata, il fantasma di Sircana, hanno montato un casino, accreditato “l’inquietante ipotesi”, lasciato intendere, accarezzato il gatto per il verso del pelo, che vedi mai, e la procura della Repubblica di Roma ha aperto subito il suo bel fascicolo. Dovendolo chiudere, adesso processerà Deaglio perché ha diffuso notizie false atte a turbare l’ordine pubblico. Lui. Tutti gli altri, no. I rappresentanti dell’Opinione Pubblica se ne escono con la coscienza come? Bella pulita. So anch’io, non la usano mai.