Wednesday, April 22, 2009
I lavoratori di All Music
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Tuesday, April 24, 2007
Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy (nome completo Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa, Parigi, 28 gennaio 1955) è un politico francese.
Figlio di un aristocratico di origini ungheresi, dopo la laurea in legge esercita la professione di avvocato. Entra in politica nel 1974, partecipando alla campagna elettorale del candidato gollista alla presidenza della Repubblica Jacques Chaban-Delmas. Nel 1976 aderisce al Raggruppamento per la Repubblica (RPR), il partito gollista rifondato da Jacques Chirac e confluito, a sua volta, a partire dal 2002, nell'Unione per un movimento popolare.
Candidato dell'UMP alla carica di presidente della Repubblica nelle elezioni del 22 aprile 2007, ha raccolto al primo turno 11.323.599 voti (31,11%).[1] Parteciperà quindi al ballottaggio del 6 maggio con la candidata del Partito socialista Ségolène Royal.
Thursday, December 07, 2006
Tanti Nemici ,Tanto onore?

Tuesday, December 05, 2006
Non se ne puo' piu'

Il piano di Casini, allora, non prevede la rottura definitiva a livello locale. "Dove sarà possibile - è il suo ragionamento - faremo liste centriste. Altrimenti confermeremo le attuali alleanze. Ma proveremo comunque a distinguerci". Dunque qualche tentativo in più sarà praticabile nelle elezioni comunali: il doppio turno potrebbe permettere all'Udc di correre da sola al primo e di appoggiare il Polo al secondo. Per questo Berlusconi ripete che è pronto ad attendere il "figliol prodigo" solo fino a marzo: "Fino ad allora può fare esclusivamente danni di immagine, dopo saranno anche danni politici. Perché se vinciamo le amministrative, allora sì che il quadro politico cambierà. Per l'Unione sarà come tornare al biennio 1998-2000. Dopo le sconfitte alle amministrative, fecero fuori prima Prodi e poi D'Alema. Può accadere la stessa cosa anche adesso". Non per niente, in questa fase il leader forzista preferisce evitare lo scontro diretto per non dare troppo spazio sui mass media allo "scisma casiniano". "Ogni volta che gli rispondo - è la sua convinzione - lo faccio contento. Invece io vorrei orientare la polemica verso questa sinistra che è lontana anni luce da Tony Blair". Guarda caso, proprio la stessa posizione assunta da Gianfranco Fini: "Sono polemiche inutili, non corro dietro Casini". Anche perché a Via della Scrofa sono certi che i distinguo dei centristi sono solo tattici: un modo per conquistare spazio ai danni di Berlusconi e appunto del presidente di An. Eppure il capo dell'Udc in queste ore - anche con i suoi fedelissimi - parla in altri termini. "Io mi devo muovere con molta cautela e all'interno del perimetro del centro alternativo alla sinistra. Soprattutto senza farmi "follinizzare". Adesso, però mi sento libero. Mi sento proprio un uomo libero. L'idea di andare sotto il palco di San Giovanni e farmi chiamare su da Berlusconi, mi atterrisce ancora adesso". In quest'ottica non risparmia stoccate cruenti proprio a Fini. "Pensa di giocarsi la partita della premiership facendo il figlio maggiore, quello che rimane accanto al padre. Ma non ha capito niente". Un'analisi che si sta facendo largo anche tre le file di Forza Italia. I "colonnelli" berlusconiani a dir poco arricciano il naso di fronte all'eventualità che sia l'ex ministro degli Esteri a raccogliere il testimone della leadership. Da Tremonti a Pisanu, da Scajola a Pera, tutti non hanno nascosto nei contatti riservati con l'ex premier che assegnare l'eredità al capo di Alleanza nazionale, equivarrebbe "a far esplodere la Cdl". Non per niente proprio il Cavaliere, nei colloqui avuti ieri, ha negato di voler "investire" l'alleato: "Anzi, non vorrei che con quella parabola evangelica, Gianfranco si sia un po' offeso sentendosi il fratello maggiore". Di certo, nella schiera degli ex democristiani presenti in Forza Italia si sta aprendo anche un altro interrogativo: "È possibile avviare la procedura del Partito unico, anche attraverso la prima tappa della Federazione, senza i centristi di Casini e solo con An?". Un dubbio che adesso sta coltivando pure Berlusconi. Nonostante il via libera di Bossi che sabato scorso ha annunciato all'"amico Silvio": "La Lega ci sta, se si tratta di una forma blanda di federazione". Ma ora è proprio il capo di Forza Italia a mordere il freno: "Aspettiamo marzo, prima è inutile".
Monday, December 04, 2006
Non sono proprio contenti

L’uscita dell’ultimo soldato da Nassirya è un giorno triste ma in Afghanistan le truppe italiane hanno un ruolo importante che schiude le porte del Gruppo di Contatto, l’idea della Conferenza sul Medio Oriente invece non convince: a parlare della politica estera del governo Prodi è Kurt Volker, numero due degli Affari Europei al Dipartimento di Stato ma soprattutto l’uomo a cui Condoleezza Rice ha affidato la missione-Italia dopo la vittoria dell’Ulivo.
L’ultimo soldato italiano ha lasciato Nassirya, cosa significa per i rapporti fra Usa e Italia?
«È un giorno triste. L’Italia ha dato un eccezionale contributo in Iraq, testimoniato dal sacrificio dei vostri soldati e dal sostegno della popolazione. Li avete aiutati a risollevarsi ed a combattere il terrorismo. La decisione del ritiro, presa dal precedente governo ed attuata da questo, coincide però con quella di continuare ad aiutare l’Iraq in altri modi, inclusi gli istruttori della Nato a Baghdad».
Come giudica le decisioni prese al summit di Riga sul contributo alle operazioni afghane?
«Il risultato del summit Nato sull’Afghanistan è stato incoraggiante per il rinnovo dell’impegno per il successo della missione. Alcune nazioni hanno rinunciato ai "caveat" sull’impiego delle truppe, altre come l’Italia no, ma tutte hanno garantito ai comandi la flessibilità per usare i soldati necessari. È importante la solidarierà fra alleati, alcuni dei quali subiscono perdite nel Sud. Vi sono stati progressi, ne serviranno altri».
Il summit ha visto la nascita del Gruppo di contatto sull’Afghanistan. L’Italia ne farà parte?
«L’Italia è uno dei più importanti alleati in Afghanistan per numero di truppe e impegno nella ricostruzione. Avrebbe molto senso includere l’Italia. Ma non spetta certo a noi fare inviti».
Condivide l’idea italiana di una conferenza sull’Afghanistan?
«Non ci siamo espressi. Ciò che conta è aumentare l’aiuto all’Afghanistan d’accordo con il governo legittimo, impegnato nella costruzione di una democrazia. Sarebbe un errore trasformare l’aumento del sostegno internazionale in un indebolimento del governo».
La Nato è uscita da Riga proiettata verso un maggiore ruolo fuori-area. Si indebolirà il legame fra Usa ed Europa? «Dall’Afghanistan al Darfur la Nato è già impegnata in missioni fuori-area e ciò rafforza il legame atlantico perché fuori-area vi sono i rischi maggiori».
Quale sarà il ruolo per l’Italia? «Di primo piano, come suggerisce il fatto che siete un Paese-chiave per l’impegno militare ed anche economico».
Dovremo spendere di più per la difesa?
«La Nato ha stabilito la necessità di destinare alla difesa almeno il 2 per cento del pil perchè è il livello minimo per sostenere le operazioni. L’Italia è fra i molti alleati sotto tale soglia».
Le manifestazioni Hezbollah contro il governo libanese pongono rischi alle truppe Onu?
«Le truppe Onu sono state dispiegate per consentire al governo di ripristinare la sovranità, oggi Hezbollah tenta di impedirlo riarmandosi e provando a rovesciare il premier. Da qui la rinnovata importanza delle truppe a cui contribuite».
L’Italia propone, con Spagna e Francia, una conferenza sul Medio Oriente. È d’accordo?
«La pressione internazionale frutto delle decisioni del Quartetto - Onu, Usa, Russia e Ue - sta obbligando Hamas ad affrontare le responsabilità del governo, anche se continua a predicare violenza e distruzione di Israele. Una nuova conferenza invece potrebbe andare in direzione opposta, riducendo la pressione su Hamas».
Nelle ultime settimane vi sono state tensioni con Roma: dall’astensione all’Onu sul Venezuela ai commenti ai risultati delle elezioni di Midterm. Quale è lo stato delle relazioni bilaterali?
«Ci intendiamo sulle cose da fare, apparteniamo alla stessa comunità di valori, dobbiamo lavorare assieme e lo stiamo facendo dal Libano ai Balcani. È una relazione pragmatica»".
Thursday, November 30, 2006
A new hope for America?
Sworn into office January 4, 2005, Senator Obama is focused on promoting economic growth and bringing good paying jobs to Illinois. Obama serves on the important Environment and Public Works Committee, which oversees legislation and funding for the environment and public works projects throughout the country, including the national transportation bill. He also serves on the Veterans ’ Affairs Committee where he is focused on investigating the disability pay discrepancies that have left thousands of Illinois veterans without the benefits they earned. Senator Obama also serves on the Foreign Relations Committee.
During his seven years in the Illinois state Senate, Obama worked with both Democrats and Republicans to help working families get ahead by creating programs like the state Earned Income Tax Credit, which in three years provided over $100 million in tax cuts to families across the state. Obama also pushed through an expansion of early childhood education, and after a number of inmates on death row were found innocent, Senator Obama enlisted the support of law enforcement officials to draft legislation requiring the videotaping of interrogations and confessions in all capital cases.
Obama is especially proud of being a husband and father of two daughters, Malia, 8 and Sasha, 4. Obama and his wife, Michelle, married in 1992 and live on Chicago ’s South Side where they attend Trinity United Church of Christ.
Barack Obama was born on August 4th, 1961, in Hawaii to Barack Obama, Sr. and Ann Dunham. Obama graduated from Columbia University in 1983, and moved to Chicago in 1985 to work for a church-based group seeking to improve living conditions in poor neighborhoods plagued with crime and high unemployment. In 1991, Obama graduated from Harvard Law School where he was the first African American president of the Harvard Law Review.
Wednesday, November 29, 2006
Che Figura


