Monday, December 04, 2006

Non sono proprio contenti


Intervista di maurizio molinari:
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L’uscita dell’ultimo soldato da Nassirya è un giorno triste ma in Afghanistan le truppe italiane hanno un ruolo importante che schiude le porte del Gruppo di Contatto, l’idea della Conferenza sul Medio Oriente invece non convince: a parlare della politica estera del governo Prodi è Kurt Volker, numero due degli Affari Europei al Dipartimento di Stato ma soprattutto l’uomo a cui Condoleezza Rice ha affidato la missione-Italia dopo la vittoria dell’Ulivo.
L’ultimo soldato italiano ha lasciato Nassirya, cosa significa per i rapporti fra Usa e Italia?
«È un giorno triste. L’Italia ha dato un eccezionale contributo in Iraq, testimoniato dal sacrificio dei vostri soldati e dal sostegno della popolazione. Li avete aiutati a risollevarsi ed a combattere il terrorismo. La decisione del ritiro, presa dal precedente governo ed attuata da questo, coincide però con quella di continuare ad aiutare l’Iraq in altri modi, inclusi gli istruttori della Nato a Baghdad».
Come giudica le decisioni prese al summit di Riga sul contributo alle operazioni afghane?
«Il risultato del summit Nato sull’Afghanistan è stato incoraggiante per il rinnovo dell’impegno per il successo della missione. Alcune nazioni hanno rinunciato ai "caveat" sull’impiego delle truppe, altre come l’Italia no, ma tutte hanno garantito ai comandi la flessibilità per usare i soldati necessari. È importante la solidarierà fra alleati, alcuni dei quali subiscono perdite nel Sud. Vi sono stati progressi, ne serviranno altri».
Il summit ha visto la nascita del Gruppo di contatto sull’Afghanistan. L’Italia ne farà parte?
«L’Italia è uno dei più importanti alleati in Afghanistan per numero di truppe e impegno nella ricostruzione. Avrebbe molto senso includere l’Italia. Ma non spetta certo a noi fare inviti».
Condivide l’idea italiana di una conferenza sull’Afghanistan?
«Non ci siamo espressi. Ciò che conta è aumentare l’aiuto all’Afghanistan d’accordo con il governo legittimo, impegnato nella costruzione di una democrazia. Sarebbe un errore trasformare l’aumento del sostegno internazionale in un indebolimento del governo».
La Nato è uscita da Riga proiettata verso un maggiore ruolo fuori-area. Si indebolirà il legame fra Usa ed Europa? «Dall’Afghanistan al Darfur la Nato è già impegnata in missioni fuori-area e ciò rafforza il legame atlantico perché fuori-area vi sono i rischi maggiori».
Quale sarà il ruolo per l’Italia? «Di primo piano, come suggerisce il fatto che siete un Paese-chiave per l’impegno militare ed anche economico».
Dovremo spendere di più per la difesa?
«La Nato ha stabilito la necessità di destinare alla difesa almeno il 2 per cento del pil perchè è il livello minimo per sostenere le operazioni. L’Italia è fra i molti alleati sotto tale soglia».
Le manifestazioni Hezbollah contro il governo libanese pongono rischi alle truppe Onu?
«Le truppe Onu sono state dispiegate per consentire al governo di ripristinare la sovranità, oggi Hezbollah tenta di impedirlo riarmandosi e provando a rovesciare il premier. Da qui la rinnovata importanza delle truppe a cui contribuite».
L’Italia propone, con Spagna e Francia, una conferenza sul Medio Oriente. È d’accordo?
«La pressione internazionale frutto delle decisioni del Quartetto - Onu, Usa, Russia e Ue - sta obbligando Hamas ad affrontare le responsabilità del governo, anche se continua a predicare violenza e distruzione di Israele. Una nuova conferenza invece potrebbe andare in direzione opposta, riducendo la pressione su Hamas».
Nelle ultime settimane vi sono state tensioni con Roma: dall’astensione all’Onu sul Venezuela ai commenti ai risultati delle elezioni di Midterm. Quale è lo stato delle relazioni bilaterali?
«Ci intendiamo sulle cose da fare, apparteniamo alla stessa comunità di valori, dobbiamo lavorare assieme e lo stiamo facendo dal Libano ai Balcani. È una relazione pragmatica»".

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