Thursday, December 23, 2004

Come festeggiano gli americani il natale?

Il Natale è celebrato in modi differenti a seconda delle regioni e delle tante popolazioni dell’America che hanno culture diverse. Nel sud, si sparano dei colpi d’arma da fuoco quando arriva il giorno di Natale mentre a Washington il presidente accende le luci di un enorme e spettacolare albero. A Boston i cantanti di musiche natalizie sono molto famosi e cantano accompagnati da campanelle suonate a mano. In Arizona si inscena una specie di “presepe vivente” nel quale Maria e Giuseppe cercano alloggio nelle osterie per far nascere Gesù e, allo stesso tempo, ammirano il presepe delle famiglie visitate. Alle Hawaii, il Natale comincia con l’arrivo di una “barca di Natale” carica di tanti abeti dalla quale sbarca anche Babbo Natale. In California, Babbo Natale “viaggia” su una tavola da surf.

Where you always an italian?

Maria Laurino smonta gli stereotipi
Riccardo Chioni - America OggiIl titolo è ispirato alla domanda con cui l'allora governatore Mario Cuomo l'accolse in occasione di una intervista. Il libro è la celebrazione della famiglia italiana del sud emigrata nel New Jersey, ad una decina di miglia dalla cittatina dove abita Tony Soprano, ma con la mafia non ha nulla a che vedere. Anzi, ciò che caratterizza il libro della scrittrice e giornalista Maria Laurino, è proprio lo smembramento dei soliti stereotipi che i media a stelle e strisce hanno finora cucito sulla pelle degli italoamericani. "Were You Always an Italian?" è una analisi profonda, alle volte spiritosa, dell'identità etnica di una italoamericana di terza generazione.
Were You Always an Italian?
America Oggi l'ha incontrata al Calandra Institute del Cuny, a Manhattan, dove Maria Laurino ha recentemente tenuto una lecture sul libro di memorie e storia sociale dal sottotitolo "Ancestors and Other Icons of Italian-Americana". All'inizio di "We You Always Italian?" si legge: "qualche volta la scelta di taluni leader politici di ricalcare i simboli nostalgici è bizzarra e con un tocco di autodistruzione, così come la decisione del sindaco di New York Rudolph Giuliani di vestire i panni d'una anziana donna italiana alla tivù nazionale e di invitare amici ad assistere alla proiezione del "Padrino" per festeggiare la sua rielezione". Allora viene facile e spontanea la prima domanda. Lei deve essere un'ammiratrice di Mario Cuomo? "L'ho incontrato la prima volta anni fa per una intervista. Mi sembrava l'italoamericano giusto per una proiezione del nostro progresso. Dopo una serie di domande sulla nostra etnia, mi ha gurdato dritta negli occhi e mi ha fatto lui una domanda: we you always italian? Ci ho pensato su un momento e ho risposto: no. Ha replicato dicendomi: so tutto, non dirmi niente. E così abbiamo parlato anche delle comuni difficoltà di crescere in un clima di etichette. Per rispondere alla domanda: si, sono un'ammiratrice di Mario Cuomo. è la figura più rappresentativa del successo di un italiano del sud. è il leader politico che ha promosso conoscenza e tolleranza tra e dei gruppi etnici di tutta l'America". Al contrario del primo cittadino della Grande Mela, l'ex primo governatore italoamericano dello Stato Impero ha sempre preso le distanze dal simbolismo appiccicato agli stereotipi, cercando piuttosto di sottolineare immagini positive sul tessuto etnico degli States, lasciando intendere di aver compreso l'importanza del suo ruolo, quale preminente intellettuale del sud Italia, cui la gente ha affidato una importante carica elettiva nella vita pubblica del Paese. Il tabloid "Daily News" ha scritto che il libro di Maria Laurino "dice arrivederci agli stereotipi" perchè narra le vicende di una famiglia italiana emigrata non legata alla mafia. Ironicamente, uno dei più affezionati lettori del nuovo libro di Maria Laurino, è proprio David Chase, sulla cui testa continuano a piovere le proteste degli italoamericani i quali asseriscono che la serie "The Sopranos" perpetua la diffusione di un'immagine distorta della nostra etnia. Il "papà" dei Sopranos ha regalato una copia del libro di Maria Laurino agli autori della serie che si svolge a una decina di miglia da Short Hills, un sobborgo di Millburn Township, nel New Jersey, dove è cresciuta. David De Cesare, in arte Chase, esordisce: "Finalmente, qualcuno ha avuto l'onestà e l'intelligenza di andare oltre gli stereotipi. Sia quelli negativi, che gli altri sdolcinati, accettati con troppa facilità. Trovo che questo libro sia originale e informativo". Nonostante tutto i suoi genitori sono riluttanti a leggere il libro, in parte - crede Maria - per evitare di vedere violati i "segreti e la privacy" della famiglia, il ritratto che traccia di suo fratello maggiore, Henry, ritardato mentale che aveva contribuito alla chiusura difensiva di mamma e papà. "C'è voluta tutta la mia determinazione per mettere in luce segreti e privacy familiare, una caratteristica difensiva che accomuna che ho identificato con la cultura degli italoamericani in generale che condiziona la crescita di autori italoamericani". Ma riconosce ai suoi genitori il merito di averla spinta a frequentare il college: "Altre donne della mia famiglia non hanno avuto la mia stessa opportunità". Trova che ancora ci sia una divisione tra Nord e Sud Italia in termini di accetazione sociale? "Certamente. Lo credo eccome. Anche se ogni volta gli italiani continuano a negarlo. Recentemente, in uno dei miei viaggi al nord, ho incontrato un friulano il quale mi ha confidato che i suoi sono ancora shoccati per il fatto che aveva sposato una del sud. I pregiudizi sono duri da abbattere". Come descriverebbe la nostra collettività? "Siamo certamente diversi, ma uniti da un comune denominatore che è quello cucito addosso dai media. è odioso etichettare un gruppo etnico e sono stupefatta dal fatto che gli americani siano così affascinati dalle storie di mafia e criminalità che i media continuano a propinare, nonostante i fatti rivelino che soltanto una parte infinitesimale di nostri connazionali siano legati alla criminalità organizzata. Questa miscela di sentimentalismo, violenza e valori familiari ha catturato la fantasia degli americani". Il suo libro vuole rompere con il solito clichèz e anche se in minima perte rispetto alla massa di negatività che ci piove addosso, Maria Laurino lancia la prima pietra per cercare di bilanciare la tendenza. "Ho sentito il bisogno di fare qualcosa perchè non c'è iniziativa in tal senso e ero stanca dei soliti stereotipi". L'infame etichetta di ignoranza dilagante della nostra collettività Maria Laurino se l'è sentita addosso anche quando ha proposto il suo libro all'editore e racconta di essersi sentita dire che tanto gli italoamericani non leggono. "Sono certa che se ci fossero più nostri rappresentanti nei media, allora anche gli autori italoamericani sarebbero più prolifici". Tornando ai Soprano, Maria scopre che Tony proviene da Avellino, città natale dei suoi nonni: "Ho visto solo una puntata della serie e non ho apprezzato in toto il contenuto. Devo dire però che c'è senza dubbio una ricerca di identità etnica nei personaggi e sento che alle volte Tony usa dei vocaboli dialettali che anche i nonni adoperavano". Qualche settimana - racconta - ha partecipato ad un programma radiofonico con la partecipazione degli ascoltatori: "Ero titubante perchè mi aspettavo magari qualche gratuito complimento sulla mia appartenenza etnica, invece ha chiamato gente che ha raccontato la propria esperienza di pregiudizi o discriminazione contro la propria appartenenza etnica. Alla fine, parlando con il conduttore gli ho confessato la mia sorpresa per come si erano sviluppate le cose e lui mi ha risposto che in un certo senso avevo aperto loro la porta invitandoli a sfogarsi". Ha visitato l'Italia in lungo e in largo, ma da quando tre anni fa ha avuto un figlio, preferisce fare la mamma a tempo pieno nella sua casa nel Greenwich Village. La giornalista Maria Laurino ha scritto per il New York Times e Village Voice ed è stata l'autrice dei discorsi dell'allora sindaco di New York David Dinkins. Alla fine anche America Oggi le ha posto la domanda: sei sempre stata italiana? "Non sempre, lo confesso, ma ora decisamente si".